LA BASILICA DI COLLEMAGGIO 9 ANNI DOPO IL SISMA

A 9 anni dal terremoto de L’Aquila, la Basilica di Collemaggio è tornata al suo splendore. Un focus sul consolidamento strutturale e sul recupero di questo simbolo di rinascita dal sisma, raccontato dall’ing. Giorgio Giacomin

Lo scorso 6 aprile ha scandito i 9 anni passati dal terremoto de L’Aquila. Il costruito culturale, quello infrastrutturale, nonché gli edifici ordinari e strategici furono gravemente colpiti. Tra i simboli di quel sisma vi è la Basilica di Collemaggio, ritornata visitabile a seguito del progetto di ristrutturazione che ha visto coinvolti il Politecnico di Milano, la Sapienza di Roma, l’Università dell’Aquila e la Soprintendenza dell’Aquila e dei successivi interventi di consolidamento operati nella fabbrica e riaperta al pubblico il 20 dicembre 2017.

A questo proposito abbiamo interpellato l’ingegnere Giorgio Giacomin, Direttore Tecnico di G & P Intech S.r.l, società specializzata da molti anni nell’ambito delle tecnologie di consolidamento, rinforzi strutturali, recupero post sisma e di isolamento sismico che opera all’Aquila da 9 anni e ha fornito consulenza strutturale, tecnologie e materiali per il consolidamento delle murature, delle superfici voltate e del colonnato della Basilica; quest’ultimo ricostruito integralmente con conci in pietra originaria in cui sono state infisse barre elicoidali a secco come tiranti passivi. “Tutti gli interventi sono stati realizzati coerentemente ai principi dettati dalla Soprintendenza de L’Aquila” – afferma l’ing. Giacomin.

Quali interventi di riparazione sono stati eseguiti sulle murature?

“Come si può apprendere dal video allegato realizzato dall’ENI finanziatore delle opere , le murature interessate dagli interventi di riparazione, corrispondono in particolare a quelle perimetrali e al colonnato. Le soluzioni adottate, ben si sposano, con quanto previsto dalla Soprintendenza della città de L’Aquila.”

“Come si può apprendere dal video allegato realizzato dall’ENI finanziatore delle opere , le murature interessate dagli interventi di riparazione, corrispondono in particolare a quelle perimetrali e al colonnato. Le soluzioni adottate, ben si sposano, con quanto previsto dalla Soprintendenza della città de L’Aquila.”

“Nel caso del colonnato, occorreva ripristinarne la verticalità nonché l’unitarietà di ciascun elemento costituente. In piena sintonia con il corpo di fabbrica originario, sono stati impiegati, per la ricostruzione, i conci lapidei originari ed, all’interno della sezione trasversale di ciascuna colonna, sono state infisse le barre elicoidali in inox Steel Archorfix (EN 845-1: 2003+A1:2008) a secco come tirantini passivi.”

Sistemazione finale del colonnato

Sistemazione finale del colonnato

“Per quanto concerne invece, le murature perimetrali faccia a vista, vista la tessitura abbastanza regolare, è stato previsto un rinforzo corrispondente all’inserimento di una maglia continua realizzata con trefoli di acciaio galvanizzato, i cui nodi, in genere uno ogni due, da definirsi comunque secondo tipologia muraria ed in accordo con la DL, sono fissati al paramento murario mediante barre trasversali elicoidali da 10 mm di diametro, in acciaio inox, previste nel numero di almeno 5 al metro quadrato, seguendo comunque uno schema di maglie il più possibile regolari. Per poter operare questo intervento è necessaria una preparazione della superficie muraria, che consiste nella scarnificatura dei giunti di malta per una profondità di circa 5 – 6 cm.”

Pulizia paramento murario

Pulizia paramento murario: preparazione della superficie muraria

Particolare ristilatura dei giunti di malta

Particolare ristilatura dei giunti di malta

“I trefoli metallici vengono normalmente disposti secondo traiettorie sub-verticali e sub-orizzontali in modo da formare maglie approssimativamente quadrate le cui dimensioni, in genere comprese fra i 30 e i 50 cm, dipendono dalla grandezza degli elementi lapidei e di regola non devono essere superiori allo spessore della muratura su cui si interviene. La configurazione dei ritegni delle barre è stata specificatamente studiata per vincolare i trefoli senza però bloccarli in modo da poter applicare alla maglia una modesta pretensione che la renda immediatamente “attiva”. L’applicazione finale di malta da stilatura, che ricopre completamente sia i trefoli che le barre permette di conservare la finitura faccia-vista della muratura.”

La malta in calce impiegata deve soddisfare i requisiti strutturali, ovvero rientrare nella classe uguale o superiore a M5. Nel caso della Basilica di Collemaggio, è stata impiegata una malta premiscelata (M15 in calce idraulica naturale NHL 5,0), di opportuna colorazione richiesta dalla Soprintendenza e costituita da inerti calcarei, di elevate resistenze meccaniche, buona traspirabilità e compatibilità con le murature antiche, rispondente ai requisiti della norma UNI EN 998-2.

“Per avere le caratteristiche certificate il fondo deve essere pulito, non sfarinante, privo di parti friabili ed incoerenti, di efflorescenze, smog, sali, sedimenti in generale, per garantire un’adesione ottimale. In questa situazione è stata operata una accurata pulizia, bagnando accuratamente il fondo fino a saturazione. Questa operazione ha permesso di ridurre la cessione d’acqua da parte della malta evitando la formazione di fessurazioni e una scarsa adesione al fondo.”

Come siete intervenuti sulle superfici voltate?

“E’ il caso, ad esempio, dell’abside: la sua superficie voltata è stata consolidata applicandovi reti di rinforzo in fibra sistema certificato FRCM con idonei connettori di ancoraggio per l’impiego con malte in calce strutturale, sempre classe M15. La peculiarità di queste fibre corrisponde all’alta tenacità e resistenza , a cui si aggiunge il trattamento che ne migliora la compatibilità ai fini della conservazione , la durabilità , l’applicazione e l’adesione al supporto.”

Consolidamento delle volte a crociera dell’abside

Consolidamento delle volte a crociera dell’abside

fonte: ingegneri.info

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